Il viaggio


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I due agenti si trovavano nell’ufficio del direttore generale della catena di ristorazione “Kay-Sushi”. Nel silenzio più totale, interrotto solo da qualche mugugno di riflessione, Yang Feng esaminava la cartellina elettronica che stringeva tra le ossute dita della mano sinistra, mentre con la destra lisciava ritmicamente i suoi lunghi baffi bianchi.

«Vuoi dirmi che ne pensi, Maximilien?»
Questo genere di domande da parte del “maestro Feng” non erano mai un quesito, così Max si affrettò ad afferrare la cartellina e a esaminare gli olo-documenti al suo interno. Una serie di immagini olografiche attirarono la sua attenzione.
«Quello che nei registri è dichiarato come Tonno dalle Pinne Rosso è chiaramente un Tonno Obeso… buono comunque, ma sicuramente meno pregiato! Inoltre il livello di mercurio presente nei prodotti mi sembra un po’ troppo elevato…»

Il ragazzo fece per ripassare la cartellina ma il suo gesto si scontrò contro l’austero sguardo del Neo-asiatico. Max sorrise imbarazzato e si rituffò nello studio dei documenti: evidentemente doveva esserci qualcosa che non aveva ancora notato, un qualcosa che invece non era sfuggito al suo superiore.
«Uhm… le dispiace se…» disse quindi, indicando gli snack che facevano capolino dal suo zaino poggiato sulla scrivania.
Yang Feng si limitò ad agitare distrattamente la mano destra, gesto che Max interpretò come una muta approvazione.
«La ringrazio, sgranocchiare qualcosa mi aiuta a concentrami!»
E infatti, dopo aver divorato un paio di snack, Max arrivò ad una conclusione.
«Il tempo di congelamento! Stando a quando c’è scritto qui il pesce è rimasto congelato per troppo poco temp-»
«Sei stato lento!»
Sbraitò Feng strappando la cartellina dalle mani del giovane.
«RICE, scansiona questi documenti e inviali al quartiere generale»
«Signorsì»

Con una prassi comune, il robotico assistente operativo che fino ad ora era rimasto in silenzio in un angolo della stanza, si attivò e, una volta raggiunto l’uomo, iniziò a proiettare dei fasci di luce verso la cartellina elettronica. Feng lasciò RICE al suo lavoro e tornò a rivolgersi a Max.
«Le tue doti analitiche possono essere considerate superiori a quelle degli altri agenti, ma sicuramente non al livello di un Esperto di Denominazione Geografica!»
Max esitò per qualche secondo, rivolgendo lo sguardo a terra e strofinandosi la nuca con il palmo della mano destra.
«Mi dispiace… il Sushi non è il mio forte, preferisco la carne. E comunque qui l’Esperto di Denominazione Geografica è lei, non io»
Il ragazzo si aspettò l’ennesimo rimprovero, invece ciò che seguì fu solo silenzio. Dopo aver atteso per qualche secondo che RICE terminasse le sue operazioni, Yang Feng posizionò con cura la cartellina sulla scrivania e poi guardò negli occhi l’agente più giovane.
«Finita questa missione, Maximilien… intendo andarmene in pensione e proporti come mio sostituto. Avevo intenzione di dirtelo una volta tornati al quartier generale ma presumo che questo sia il momento migliore»
Il portamento sempre elegante e composto, il fisico alto e slanciato e l’intelligenza pronta e acuta rendevano spesso difficile ricordarsi dell’età di Yang Feng ma questa volta a Max sembrò di poter scorgere una traccia di stanchezza nel tono di quello che era a tutti gli effetti uno dei membri più anziani dei True Hunters.
«Sarebbe un onore per me… non ho scelto di arruolarmi per fare carriera, però…»
Il sottile e severo sguardo del suo superiore fece capire a Max che non era il caso di tergiversare.
«Accetto e la ringrazio, agente Feng»
«Sei un ragazzo di buon cuore ma non confondere la gentilezza con la mancanza di sicurezza e di ambizione, Maximilien. In più lasciami dire che dovresti mangiare decisamente di meno.»
Con l’ennesimo sorriso imbarazzato, Max si costrinse a riposare sulla scrivania lo snack che aveva appena preso dallo zaino, proprio mentre Yang Feng riprese la parola.

«Penso sia ovvio, ma intendo affidarti anche la gestione di RICE»

Il ragazzo mise le mani avanti.
«Agente Feng… non mi fraintenda ma non credo di essere la persona più idonea a gestire un’apparecchiatura così delicata. C’è quest’altra recluta che conosco, Berenice, che sicuramente potrebbe essere più indicata a prendersi cura del “piccoletto” dat-»
«Ehi! Chi hai chiamato “piccoletto”! Il mio nome è RICE, Robotic Investigative Cute Entity! Rappresento il fiore all’occhiello della tecnologia dei True Hunters!»
Il piccolo robottino incalzò l’agente, non solo con la voce ma anche con il corpo, facendosi sempre più vicino.
«No, non intendevo mettere in dubbio le tue capacità! È solo che ci sono persone più portate di me in campo tecnologico e… Agente Feng, per favore, gli dica qualcosa!»
Max guardò il superiore in cerca di appoggio ma quest’ultimo sembrava troppo impegnato a scuotere la testa sconsolato.
Per un viaggiatore come Maximilien, questa improvvisa promozione era come un biglietto per una destinazione sconosciuta e in fondo a lui andava bene così: quando si parte non si sa mai davvero dove si arriverà, quindi tanto vale godersi il viaggio.