Il braccio della giustizia


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Era ormai quasi un minuto che Byte e Kris stavano conducendo una muta conversazione: lo sguardo incredulo della ragazza fisso in quello determinato di lui.
«…stai scherzando, vero?» Byte si decise a rompere il silenzio e si alzò dal divanetto della sala relax, andando verso il distributore di snack.
«Non sono famoso per la mia ironia» fu la risposta di Kris, che istintivamente fece il gesto di allargare le braccia «e comunque dovresti conoscermi abbastanza, ormai, da sapere che su certe cose non scherzo» il gesto si era interrotto a metà. La mancanza del braccio sinistro era una cosa a cui non era ancora riuscito ad abituarsi.
«Vediamo se ho capito bene…» continuò Byte, mentre analizzava l’offerta di merendine e la sua indecisione faceva impazzire il selettore mentale del distributore «…tu vorresti che io, giovane e inesperta recluta… programmassi il sistema di controllo per il tuo braccio bionico?»

Kris, si avvicinò per alleviare le pene del distributore, ormai confuso almeno quanto Byte «Vorrei che lavorassimo al progetto insieme, sì» disse resettando la macchinetta e consentendole finalmente di prendere i biscotti al cioccolato che stava bramando «Insieme siamo un’ottima squadra».
«Oh sì, su questo hai perfettamente ragione» convenne lei sarcastica «ecco qui un altro brillante risultato che abbiamo raggiunto» aggiunse aprendo i biscotti e offrendogliene uno. Al sorrisetto beffardo di Byte si contrappose la fredda espressione di Kris, che si limitò a osservarla impassibile.
«Ok, ok» Byte alzò gli occhi al cielo «basta scherzare, ho capito» e tornò a sedersi sul divanetto, seguita da Kris «Non è che non voglio aiutarti» riprese con un tono più serio «ma considerate le circostanze dell’incidente sicuramente hai diritto a un’assistenza bio-medica migliore di quella che potrei offrirti io, o sbaglio?».
La riflessione di Byte costrinse Kris a parlare dell’incidente in cui era stato coinvolto. Era la prima volta che lo raccontava a qualcuno, per motivi che non fossero legati a rapporti di servizio. «L’esplosione di un’apparecchiatura contraffatta è un’eventualità coperta dall’assicurazione bio-medica, certo» disse sedendosi accanto a lei «ma non ho intenzione di usufruirne. La colpa di quell’incidente è solo mia. E a causa della mia negligenza l’intera operazione è fallita».

Nel sentire queste parole, l’espressione della ragazza si addolcì.
«All’inizio avevo deciso di non ricorrere a nessuna protesi, per ricordare a me stesso quello che è accaduto» continuò Kris «Ma mi sono reso conto che la mancanza del braccio compromette il mio lavoro. La protesi mi è necessaria se voglio tornare sul campo. È per questo che mi serve il tuo aiuto».
Byte riflettè, continuando a sgranocchiare i suoi biscotti. Dopo il terzo parve aver preso una decisione «Va bene. In fondo se vuoi correre il rischio di affidarti a me invece che a una clinica specializzata, chi sono io per oppormi?».
Kris rimase per un attimo interdetto. Sapeva quanto Byte potesse essere testarda e si era preparato a una lunga discussione. Sulla sorpresa, però, prevalse il sollievo di aver ottenuto ciò che voleva.
«Grazie Byte» le disse guardandola negli occhi. Lo sguardo fermo di lei gli confermò quanto avesse preso sul serio la sua richiesta. Kris sapeva di averle chiesto molto.

«Non preoccuparti… so quanto sei impegnata con le lezioni e gli allenamenti… e che devi concentrarti sugli esami per diventare un membro effettivo della squadra…»
«Certo… E poi devo stare attenta a non prendere freddo… devo andare a letto presto…» il sarcasmo di Byte non si era fatto attendere «Anzi guarda, fossi in te, per sicurezza, mi riaccompagnerei anche in camera» gli disse avviandosi verso i dormitori.
Prima di alzarsi per raggiungere la ragazza, per la prima volta da quando aveva iniziato la conversazione, nonché per la prima volta dall’incidente, i lineamenti di Kris si rilassarono. Si poteva dire che stesse… sorridendo.