Tra passato e futuro


Jerome si avvicinò alla console di comando, e con pochi, rapidi movimenti delle dita, piegò al suo volere il tempo e lo spazio dell’aula. Quella che fino a quel momento era stata un’assolata giornata al mare, si trasformò così in un’artificiosa notte stellata.

«Andiamo Jerome, non ti sembra un po’ troppo banale?» Seduta a terra a gambe incrociate, Jessica protestò, agitando con impazienza la mano destra. Jerome le rispose con studiata calma «Discussioni importanti e romantiche richiedono paesaggi importanti e romantici, Jess».

Il ragionamento sembrava filare, eppure i volti degli altri ragazzi rimasero perplessi, tanto da spingere Jerome ad aggiustarsi gli occhiali premendo sul ponte con due dita. Lo faceva sempre quando era spazientito.
«Insomma gente, sto parlando del vostro futuro, di diventare adulti! Cosa farete dopo gli esami?»

Per Dusk tutte quelle discussioni erano solo un rumore di fondo. Lui lo sapeva bene cosa avrebbe fatto dopo gli esami. Se lo ricordava ogni volta che, come in quel momento, si rigirava tra le mani quel vecchio distintivo bruciacchiato.

Il primo a rispondere alla domanda di Jerome fu Francisco «Io penso che andrò a studiare legge. O almeno credo. Cioè…» ma il suo discorso durò molto poco.

«Va bene Francisco, abbiamo capito, abbiamo capito…» A interrompere la sua eterna indecisione era stata Jessica, la quale evidentemente non voleva più aspettare il suo turno per manifestare al gruppo i suoi progetti per il futuro «Io, come ben sapete, continuerò a studiare musica. Canto in particolare. C’è questa scuola privata che ha messo occhi su di me e sul mio talento. Ovviamente. Ci sono in vista belle prospettive, sia economiche che artistiche!»

Dusk era più preso dalle ambientazioni che Jerome continuava a cambiare che all’ennesima replica dei piani futuri di Jessica. E mentre lei concludeva il suo discorso con un plateale inchino a un pubblico che sembrava piuttosto indifferente, Dusk tornò a posare gli occhi sul distintivo che teneva in mano: era appartenuto a suo nonno. Aveva pochi ricordi di lui, morto in circostanze misteriose mentre era in servizio, ma tutto quello che gli aveva raccontato delle sue imprese nei True Hunters, come agente prima e come comandante poi, erano scolpito nella sua memoria.

«Diamine quanto siete noiosi!» Jessica, da prima donna quale era, non tardò a manifestare il suo disappunto per la scarsità di applausi «Non fate tanto i superiori che l’unica che si salva qui e Rose con la sua passione per la medicina.»

La minuta e timida ragazza, tirata in ballo senza preavviso, arrossì visibilmente «Ehm… grazie Jess….» e cercò immediatamente di deviare l’attenzione di tutti su qualcun altro «E tu Dusk invece cosa pensi di fare dopo gli studi?»

Ma Dusk era assorto nei suoi pensieri.

«Dusk..?»

«Eh..? Come scusa?».

Jerome si sistemò gli occhiali con la solita insofferenza «Oh, il nostro Dusk ha di nuovo messo il cartello “torno subito”» Rose, invece, sembrò più comprensiva «Dusk… stiamo parlando del nostro futuro… cosa farai dopo gli studi?»

«Ehm, sì …» Dusk non amava molto parlare di quello che avrebbe fatto dopo la scuola. Le reazioni che aveva ottenuto quando gli era capitato di farlo erano state sempre negative: l’estrema opposizione da parte di sua madre, l’indifferenza dei suoi insegnanti, e la scarsa attenzione di Jessica, accompagnata da accenni di derisione da parte degli altri compagni di classe che erano presenti mentre ne parlava.

«Lui vuole entrare nei True Hunters» aveva prontamente risposto Jessica, con un tono vagamente derisorio. «Beh del resto lui è mister “non si duplicano i film” e bla bla bla» aggiunse Jerome.

Alcuni risero sommessamente. «Tu… un True Hunter?» Francisco aveva l’aria meravigliata «Per quella storia di tuo nonno?»

«Questo non c’entra assolutamente niente!» mentì Dusk «Essere un True Hunter significa dare valore e rispetto alla creatività delle persone, battersi per un ideale, per preservare il potere dell’ingegno!»

«E dai Dusk!» Jessica non aveva saputo trattenere la sua impazienza «Sembri quel Lucius Qualcosa che ci ha annoiati per due ore all’incontro di orientamento…» poi aggiunse rivolta a Jerome e agli altri «Comunque si è fatto tardi… dovremo recuperare gli zaini nell’altra aula e andare via prima che ci chiudano dentro.» e si avviò verso la porta seguita dal gruppo, mentre Rose e Dusk, che avevano le loro cose lì, si attardarono.

«Mi dispiace per quello che è successo a tuo nonno…» disse timidamente lei raccogliendo le sue cose.

«Grazie…» Sorrise lui «Lo so che può sembrare stupido…»

«Non è stupido.» disse subito lei «Ma posso capire perché non ne hai voluto parlare davanti agli altri»

«Vorrei diventare un uomo come lui… essere degno di stima da parte di chi mi circonda, fare qualcosa di buono.» Disse Dusk, cercando di nascondere l’imbarazzo frugando nel suo zaino.

«Dusk per essere una persona degna di stima… non hai bisogno di diventare qualcos’altro o di cambiare.» Gli disse lei mentre si avviavano per raggiungere gli altri.

«Che intendi, Rose..?» Le chiese lui. Ma Rose accelerò il passo verso l’uscita.

Dusk aveva a sua volta accelerato il passo «Rose! Che intendi?» ma Rose ormai era già con gli altri. Il ragazzo capì che non avrebbe avuto risposta a quella domanda, e che forse era ancora lontano anche dalle risposte in merito al suo futuro, ma di una cosa era sicuro: era un po’ più vicino alla figura di suo nonno.